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Claudio Tume

Nel corso degli anni ci siamo incrociati varie volte, con Bruno. 

Dieci anni fa, circa, siamo capitati nella stessa scuola, a Corsico, abbiamo collaborato, lavorato e suonato insieme e siamo diventati amici.  

Quasi la metà di questi anni li ha dovuti condividere con quella orribile malattia che ha combattuto con un coraggio, una forza e una serenità inimmaginabili. 

Mai un'imprecazione.

Mai un prendersela con qualcosa o con qualcuno.

Mai un crogiolarsi nella sua sfortuna e nei suoi dolori e, incredibile, quasi mai di malumore. 

Le sue larghe spalle sopportavano tutto con una forza d'animo e fisica veramente impressionante. 

Chi lo vedeva non poteva credere che lui avesse dentro di sé quell'alieno implacabile.  

Spesso era lui che rincuorava te, 

spesso era lui che rincuorava e dava fiducia al compagno di stanza malato;  

ma un giorno di quest'anno, nell'estremo tentativo di continuare a lavorare con noi, con un sorriso mi disse:

Claudione, questo è l'ultimo giro. E per la prima volta vidi le sue spalle non più forti come sempre e di giorno in giorno diventare sempre più piccole. 


Ha voluto insegnare fino all'ultimo, fino a quando le forze glielo hanno permesso e fino alla fine a me ha insegnato qualcosa. 


Ciao Bruno.